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I medici ospedalieri allo stremo delle forze si licenziano: forse potenziare le risorse umane riducendo il carico di lavoro e i contatti non necessari (per esempio implementando le piattaforme di telemedicina) sarebbe stato di aiuto?

Occasione mancata

La risposta: tamponi a gogò! E su questo si convogliano neuroni e investimenti.
Così gli ambulatori degli ospedali, a partire dal Pronto Soccorso, restano affollati più di prima mentre il personale è ridotto allo stremo.
E’ stata però sdoganata la promiscuità nei reparti di degenza: le camerate miste.

Ma altrimenti i cittadini a chi si potrebbero rivolgere, se non all’ospedale, per ricevere assistenza?
Ai medici di base esausti?
Sono forse state approntate in questi mesi alternative percorribili?

“A pucchiacca mmane e criature!” si direbbe dalle parti di Napoli.

Le proporzioni di equilibrio attuali ancora beneficiano degli sforzi messi in atto.
Ma sino a quando?

Dovessero modificarsi i rapporti di criticità, cosa che non sta ancora accadendo, si ritornerebbe al caos precedente: ma con la stessa differenza che passa tra la formica informata e la cicala che era stata avvisata.
Quindi difficilmente la strategia dei tamponi a tappeto servirà a ridurre le situazioni di affollamento: in primis negli ospedali.
L’autoassolutoria e demagogica narrazione degli eroi in trincea (pochi e malconci) senza avere predisposto sostanziali rinforzi umani o pensato di creare capillari piattaforme per “mettere in rete” il maggior numero possibile di prestazioni sanitarie, passaggio cardine per portare “competitivamente” i servizi a domicilio, ovvero “territoriarizzarli”, è una svista che potrebbe costare molto cara.

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